
Quando si pensa a chi ha bisogno di formazione al primo soccorso, la mente va quasi automaticamente ad aziende, scuole, RSA. C’è però un settore che genera una domanda costante di competenze di primo soccorso ed è ancora poco presidiato da chi forma istruttori: il turismo nautico. Noleggio gommoni e imbarcazioni, diving center, scuole di kitesurf, windsurf e wing foil — tutti settori dove la normativa impone dotazioni minime di sicurezza, ma dove la competenza reale del personale fa la differenza molto più della cassetta di primo soccorso a bordo.
Per un istruttore che sta valutando come specializzarsi, o dove costruire la propria rete di clienti, vale la pena guardare i numeri.
Diving center: un settore già abituato a pensare alla sicurezza
Non esiste un censimento ufficiale unico dei diving center italiani, ma le stime disponibili danno un’idea della scala: solo tra i centri segnalati all’interno di parchi e aree marine protette se ne contano 107, mentre i cataloghi specializzati come DiveFinder ne verificano oltre 450 su tutto il territorio nazionale. Ed è un settore che, per sua natura, ha già una cultura della sicurezza più radicata di altri: il regolamento del Codice della Nautica da Diporto impone alle unità di appoggio alle immersioni di avere a bordo una persona abilitata al primo soccorso subacqueo.
Questo significa che chi si specializza in questo ambito non deve convincere nessuno dell’utilità della formazione — deve piuttosto distinguersi come partner affidabile in un mercato che già cerca competenza. Il legame storico di BLS-D Academy con ISDA (International Scuba Diving Academy) è un vantaggio concreto per chi arriva da questo mondo o vuole entrarci: Centri come SeaClub a Catania, Dinosub sull’Isola di Dino, Diving Yoghi ad Agropoli o Dromia Sub a Gallipoli sono esempi di quanto questo settore sia già avanti sul fronte sicurezza — il tipo di realtà con cui un istruttore con background subacqueo può costruire un rapporto solido, proprio perché parte da un terreno comune di attenzione alla qualità.

Noleggio nautico: un comparto in crescita, con un bisogno formativo ancora informale
Il settore del noleggio e del charter nautico non pubblica un numero preciso di operatori attivi, ma i dati di filiera raccontano una crescita solida: secondo l’ultimo report di Confindustria Nautica, nel 2025 il 57% delle imprese di locazione e noleggio ha registrato un aumento di fatturato, e il 64% prevede ulteriore crescita per la stagione 2025/26 — dentro una filiera nautica che vale oltre 13 miliardi di euro e dà lavoro a 168.000 persone in Italia.
È un settore che, a differenza della subacquea, ha un obbligo normativo sulle dotazioni (la cassetta di pronto soccorso a bordo, prevista dal Codice della Nautica da Diporto) ma nessun obbligo strutturato sulla formazione di chi gestisce l’imbarcazione o accompagna i clienti. Questo è precisamente il tipo di gap che un istruttore può colmare: non c’è un canale di formazione dedicato e riconosciuto per questo target, il che significa meno concorrenza diretta rispetto a mercati più maturi.
“In mare la differenza non la fa solo il gommone o la barca che hai a disposizione, la fa chi sa garantire servizi più accurati e un livello di sicurezza maggiore, tra cui ovviamente la competenza di saper gestire eventuali emergenze, in attesa che arrivino i soccorsi.” — afferma Andrea Ambroggi, Ares Turismo, di Alghero.
Sport a vela: una crescita costante, con margini normativi che pesano sull’operatore
Le Scuole Vela affiliate alla Federazione Italiana Vela sono oltre 550 in Italia, con circa 2.000 istruttori attivi che ogni anno formano circa 30.000 allievi tra vela, windsurf, kitesurf e affini. È un numero significativo, e cresce ulteriormente se si considerano le scuole che operano fuori dal circuito FIV, seguendo certificazioni internazionali come IKO.
Qui il quadro normativo lascia più margine di manovra ai singoli circoli: la Normativa Scuola Vela FIV richiede genericamente di disporre di “idonei mezzi di assistenza e soccorso adeguati alla tipologia dell’attività”, senza specificare i singoli presidi. È un’area dove i circoli più seri — pensiamo a realtà come REEF Puzziteddu, che segue uno degli spot per kitesurf più frequentati d’Europa, a Pozzitello — scelgono volontariamente di andare oltre il minimo, dotandosi di presidi all’avanguardia e formando il proprio staff in modo specifico.
Per un istruttore, sono proprio questi i circoli su cui vale la pena costruire un rapporto di lungo periodo: chi già investe volontariamente in sicurezza riconosce il valore di una formazione seria, e diventa un cliente che si rinnova ogni stagione.

Perché conviene guardare a questo mercato ora
I tre segmenti che abbiamo preso in analisi — diving, noleggio nautico, sport a vela — condividono una caratteristica che li rende interessanti per chi valuta una specializzazione: sono mercati stagionali ma ricorrenti, concentrati geograficamente in zone costiere precise, e con una domanda di formazione che cresce insieme alla stagione turistica, non che si esaurisce dopo un solo corso. Chi costruisce una specializzazione in questo ambito — magari partendo da conoscenze già maturate nel settore, come chi arriva dal mondo della subacquea o della vela — si trova a lavorare in un mercato dove la concorrenza formativa è ancora limitata, e dove il valore del primo soccorso è già evidente a chi lo deve acquistare.
Il mare, in fondo, è solo un punto di partenza: la stessa logica vale per stabilimenti balneari, piscine, circoli sportivi acquatici, hotel con spiaggia privata o servizi di salvataggio stagionale — tutti contesti dove la formazione al primo soccorso è già richiesta, ma non sempre strutturata con la stessa serietà con cui viene gestita l’attività principale. Diving, noleggio nautico e sport a vela sono solo tre esempi di un mercato molto più ampio, che si estende ovunque ci sia acqua, turismo e persone da proteggere.

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